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Ma cos’è questa felicità?

La felicità è un lavoro? La felicità è un’auto nuova? La felicità è il denaro, così da poter comprare tutti i beni materiali capaci di darci benessere? Cosa accade quando la posizione che tanto abbiamo ricercato e ottenuto decade, quando si perde il lavoro da un giorno ad un altro, quando il denaro finisce, quando nulla è capace di dare sicurezze e rispondere al nostro bisogno di certezze?

Citando il sociologo Bauman “la felicità non è l’alternativa alle difficoltà e alle lotte della vita. L’alternativa a queste è la noia. Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato”.

Non dunque una felicità frivola, effimera, ma una felicità che viene dal superamento dei problemi, dal dare nuovi significati e risolvere le difficoltà. E’ la scelta di coltivare nella quotidianità e nella comunità gli ingredienti costitutivi della felicità, indipendentemente da ciò che accade nel qui e ora delle nostre vite.

Una felicità che diventa responsabilità individuale e sociale, più complessa da raggiungere rispetto a quella che deriva dal soddisfacimento di un piacere, dall’acquisto di un bene, dal ricordo di un momento passato, ma una felicità alla portata di tutti.

Questa felicità si costruisce e allena nel tempo, è strettamente legata al concetto della Psicologia Positiva di dare vita alla propria fioritura, allo sviluppo di sè stessi, della propria proattività e autodeterminazione rispetto al futuro. Ecco dunque la strada che abbiamo scelto: costruire gli elementi della felicità dentro noi stessi e scegliere di essere felici.

Scelta complessa, che va allenata ogni giorno, scelta che richiede un cambiamento di prospettiva (non sono gli eventi che mi accadono a determinare la mia felicità/infelicità ma i significati che io attribuisco a essi e quali risposte creo), un investimento personale quotidiano nell’uso degli strumenti che possono dare come risultato “la felicità interiore” e quella “sociale”

Poichè non si può essere felici da soli, lo diceva già John Donne nella sua famosa poesia Nessun uomo è un’isola. Se le persone sono felici investono sul futuro, su sé stesse e sugli altri, nella direzione del benessere individuale e collettivo, si attivano in pratiche quotidiane di cittadinanza, democrazia, libertà e solidarietà, costruendo una comunità forte, sana, virtuosa, sostenibile, ricca di valori.

Ed è per questo che la felicità non ha a che fare solo con il singolo, non è un bene individuale, ma un bene pubblico da perseguire, e da qui nasce la piena titolarità dei servizi e delle realtà dei territori ad affiancare le persone nella corsa verso il ben-essere.

Ti aspettiamo al Museo della Felicità di Carpi per allenarci insieme grazie al Temperino della Gratitudine ed al Campo della Gentilezza.